Non è Roma o Napoli: questa è la città italiana dove si può mangiare meglio secondo gli intenditori

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Non è Roma o Napoli: questa è la città italiana dove si può mangiare meglio secondo gli intenditori

Abbiamo tutti mangiato una carbonara, una pizza margherita o un tiramisù pensando di conoscere la cucina italiana. Ma diciamolo: assaggiare questi piatti nella loro città natale è tutta un'altra storia. Gli ingredienti sono più freschi, la preparazione riflette generazioni di pratiche regionali e ogni boccone assume una dimensione che i nostri ristoranti italiani preferiti, per quanto buoni, non sono mai riusciti a replicare. La vera rivelazione, secondo gli esperti consultati da Travel + Leisure, è quanto la cucina vari drasticamente da una regione all'altra.

Una selezione firmata da due specialisti in gastronomia italiana

Questa classifica non è una classifica improvvisata. Si basa sulle raccomandazioni di Laura Itzkowitz, scrittrice americana e abitante a Roma, e di Maria Pasquale, anch'essa residente a Roma e autrice di Mangia: How to Eat Your Way Through Italy. I due esperti hanno esaminato le diverse culture culinarie regionali del paese per compilare la lista, che copre un spettro che va dalla gastronomia stellata Michelin alle bancarelle di mercato che servono panini alla milza fritta.

E precisamente, la parola chiave è diversità. La ricca pasta ricca di carne di Bologna non condivide quasi nulla con le preparazioni ittiche del bacari veneziano. Il cibo di strada di Palermo, radicato nelle occupazioni araba, normanna e spagnola della Sicilia, non ha equivalenti nel nord del paese. Allora, quali sono queste dieci città imperdibili?

Da Roma a Lecce: il grande tour gastronomico italiano

Roma apre il ballo con il suo essenziale quartetto di pasta: cacio e pepe, carbonara, amatriciana e gricia. Quattro piatti che condividono gli ingredienti in configurazioni incrociate e le cui differenze, per quanto sottili, sono immense in bocca. Il quartiere di Testaccio, storicamente il quartiere dei macellai romani, offre il miglior accesso al repertorio classico. Per quanto riguarda il street food, andiamo da Supplizio per il supplì, polpette di riso fritte con una crosta croccante.

Firenze impone la sua bistecca alla fiorentina, questa massiccia T-bone di manzo chianina servita al sangue, e sorprende con il lampredotto, un panino con lo stomaco della quarta mucca servito da camion vicino al Mercato Centrale. Maria Pasquale consiglia in particolare questa esperienza di strada, che è più autentica rispetto alla versione trattoria.

Il bologna, soprannominato La Grassa, regna sulle tagliatelle al ragù, sui tortellini in brodo serviti in brodo con il Ristorante Diana, e sulle lasagne verdi con spinaci. Si può passeggiare sotto più di 40 chilometri di passaggi coperti, dalla salumeria alle pastarie.

Milano difende la sua cotoletta alla milanese, fritta nel burro chiarificato, e il suo risotto alla milanese dorato con zafferano. La ciliegina sulla torta: la tradizione dell'aperitivo, elevata come rituale nei distretti di Brera e Navigli.

Modena ospita l'Osteria Francescana di Massimo Bottura, che ha tre stelle Michelin, ma anche l'acetaie dove l'aceto balsamico tradizionale invecchia per almeno 12 anni in diverse botti di legno. Per un formato più accessibile, Franceschetta 58 offre un burger Emilia e tortellini alla crema Parmigiano Reggiano consigliati da Maria Pasquale.

Turin seduce con il bicerin, questa bevanda che combina espresso, cioccolata calda e panna montata, servita al Caffè Al Bicerin dal 1763. Gianduiotti, questi cioccolatini piemontesi alle nocciole a forma di piccola barca, possono essere gustati negli storici caffè di Piazza San Carlo. E le colline di Langhe, a 90 minuti di distanza, aggiungono al programma Barolo, Barbaresco e tartufi bianchi.

Palermo offre un cibo di strada unico, un'eredità di mille anni di influenze arabe, normane e spagnole. Il panino con panelle si trova accanto a câ meusa, un panino con una milza brasata nel strutto, che Maria Pasquale descrive come un rito di passaggio nei mercati di Ballarò e Vucciria.

Napoli vanta la classica pizza margherita, cotta per 90 secondi in forno a legna con pomodori San Marzano e mozzarella di bufala, ma anche la pizza fritta e il miglior espresso d'Italia. Sul lato dolce, la sfogliatella dell'Antico Forno Fratelli Attanasio è un must must.

Venezia ti obbliga a staccare dalle trappole per turisti per scoprire i bacari, questi wine bar dove puoi gustare i cicchetti in piedi. Maria Pasquale consiglia un viaggio a Burano per il risotto di gò alla Trattoria al Gatto Nero e il moeche fritto, quei piccoli granchi dal guscio morbido disponibili solo durante due brevi stagioni di muta.

Infine, Lecce mette in primo piano la cucina povera pugliana con una burrata di freschezza incomparabile, orecchiette con cime di rapa e pasticciotto, questo pasticcio ovale con panna disponibile dalla colazione al Caffè Alvino.

Perché questa lista cambia il modo in cui vediamo la cucina italiana

Ciò che colpisce in questa selezione è la lezione che trasmette implicitamente: non conosci davvero un piatto finché non lo assaggi nel suo contesto originale. La carbonara nel tuo ristorante preferito e la carbonara in una trattoria a Testaccio sono, secondo questi esperti, due esperienze fondamentalmente diverse. Gli ingredienti, la tecnica e soprattutto l'ambiente culturale trasformano non solo ciò che mangiamo, ma anche il modo in cui lo assaggiamo.

Bene: con questa lista ufficiale in tasca, ora hai una mappa gourmet per attraversare l'Italia da un capo all'altro, dal risotto allo zafferano milanese al pasticciotto gustato al sole nel centro barocco di Lecce. Tutto ciò che resta è prenotare il biglietto.